Sistemi di credenze e narrativa in tempo di crisi : un dialogo impossible?

Ivan Maltcheff , 12 agosto 2021

Articolo tradotto con l’autorizzazione dell’autore

Autore del libro “Les nouveaux collectifs citoyens » (I nuovi collettivi cittadini), Ed. Yves Michel, Ivan Maltcheff è impegnato da 30 anni in diversi ruoli – DRH, consigliere, coach – nel mondo degli affari e sulle dinamiche di gruppo, per coloro che vogliono costruire un progetto e mobilitare le proprie energie. È intervenuto in varie piattaforme o associazioni di cittadini (in Francia): Dialogues en Humanité, Collectif pour une transition citoyenne, Printemps de l’éducation, Colibris, Osons les jours heureux, Coop-Cité, Forum 104… Nel 2020, insieme con Laurence Baranski, ha creato il programma “Réussir le passage” (Riuscire il passaggio) per sostenere gli attori della società in via di trasformazione.

La gestione della crisi sanitaria a livello mondiale mette in evidenza, accentuandole, delle letture diverse del momento che la nostra civilizzazione sta attraversando, che possiamo qualificare di passaggio, qualunque sia il seguito della storia.

Nel testo che segue, presenterò quattro letture della situazione attuale. Ciascuna rappresenta un sistema di credenze, ovvero una versione della storia che dà un significato e una prospettiva diversa a ciò che sta accadendo. Di fatto, le persone che aderiscono ad ognuna di queste letture, si reputano spesso depositarie della verità, e agiscono nella speranza di dominare.

Qualunque sia l’esito di questa crisi, ritengo che sarà necessario ricostruire sulle rovine dell’immaturità collettiva in cui ci troviamo attualmente. In ogni caso, dovremo reimparare a creare una società “insieme”, una nuova società che non sia costruita sulla divisione e sull’umiliazione dei « vinti » (che è invece ciò verso cui andiamo se non prestiamo attenzione). Per queste ragioni, la nostra democrazia e i nostri modi di costruire i meccanismi di consenso e dissenso, devono cambiare radicalmente.

Il che rappresenterebbe una porta aperta per far evolvere in maniera pacifica le nostre società.

  1. Le quattro letture

La prima storia, che riassumo a grandi linee, assomiglia più o meno alla seguente :

Un virus sconosciuto colpisce duramente l’umanità. Bisogna garantire il più rapidamente possibile una risposta adeguata che permetta di salvare vite umane e assicurare un ritorno alla normalità. La scienza, di cui possiamo fidarci, ci offre soluzioni rapide attraverso la vaccinazione che deve essere messa in atto senza indugio. L’essere in grado, in un tempo così rapido, di offrire soluzioni mediche a una crisi sanitaria di questa portata, rappresenta un immenso progresso. Le autorità fanno quello che possono per affrontare questa difficile situazione e nessun paese ha una soluzione miracolosa. Dobbiamo mobilitarci con urgenza, tutti insieme, per debellare il virus, prevenire la congestione negli ospedali, avendo fiducia nelle autorità per gestire la crisi. Coloro che non lo fanno, mancano di senso civico e mettono in pericolo la vita degli altri. Le attuali misure del governo sono eque e proporzionate alla gravità della crisi. Non rappresentano un pericolo per la democrazia, né (sono le basi di) una società di sorveglianza, perché sono temporanee. Se alcune di loro dovessero rimanere in vigore per proteggerci, non sarebbe un problema, a condizione che siano inserite in un quadro giuridico adeguato. Se c’è una frattura nella società, è proprio a causa di chi rifiuta le giuste misure del pass sanitario.

Questa è la lettura di chi non ha nessuna obiezione contro il pass sanitario ed è favorevole al vaccino obbligatorio.

Riunisce, a mio avviso, una minoranza di ferventi sostenitori e probabilmente una larga maggioranza di persone che adottano questa storia “per default” più che per convinzione, sperando di poter tornare alla normalità il più presto possibile.

Quali sono le principali architetture invisibili che la sostengono?

  • Fiducia globale nel sistema attuale (scienza, autorità, democrazia)
  • Necessità di protezione e sicurezza in un contesto ansiogeno con molteplici incertezze
  • Speranza che dopo la crisi torneremo abbastanza rapidamente, più o meno al mondo di prima
  • Paura della pandemia e del virus
  • Paura della messa in discussione e del collasso del sistema, che potrebbe portare al caos
  • Paura di letture alternative, che potrebbero minare la democrazia e preparare le basi all’estremismo (complottismo, estrema destra, gruppuscoli faziosi…)

Questa prima lettura produce una duplice situazione: da una parte i bravi cittadini, dall’altra i cattivi. Si potrebbe definire una narrativa conservatrice, in quanto non rimette in discussione e mantiene le referenze del sistema in atto.

La seconda lettura, riassunta brevemente qui di seguito, è sostanzialmente una variante critica della prima:

Un virus sconosciuto colpisce duramente l’umanità. Dobbiamo interrogarci sulle cause profonde di questa pandemia e in particolare sulla drammatica destabilizzazione ecologica dei sistemi viventi, che favorisce la comparsa di squilibri di ogni genere.

Dobbiamo garantire una risposta adeguata che salvi vite umane. La scienza, di cui possiamo fidarci, ci offre soluzioni alternative che devono essere seriamente esplorate. La vaccinazione, non ancora stabilizzata e con Autorizzazione all’Immissione in Commercio (AIC) condizionale, è solo una di queste alternative tra le tante possibili risposte mediche.

Le relazioni poco chiare, i conflitti di interesse con i laboratori farmaceutici, il contenuto dei contratti, in particolare sugli aspetti finanziari e sulle responsabilità, devono essere resi pubblici. I vaccini e il sistema sanitario dovrebbero essere considerati come beni pubblici e offerti gratuitamente o quasi, a tutti. La situazione critica dell’ospedale pubblico e dei reparti di pronto soccorso è più il riflesso di un’ostinata politica di riduzione della spesa pubblica che il fatto della crisi.

Le autorità stanno gestendo questa situazione in modo confuso, inappropriato e pericoloso per le libertà pubbliche. Esse dividono il paese istituendo una vaccinazione obbligatoria mascherata e una segregazione di fatto tra i cittadini. Esse creano una pericolosa deriva verso una società di controllo e tracciabilità.

Questa storia è quella di chi è contrario al pass sanitario e favorevole alla vaccinazione, ma con libertà di scelta.

A mio avviso riunisce persone già critiche su molti temi (ecologia, economia, libertà pubbliche, ecc.) e favorevoli a un’alternativa politica piuttosto progressista.

Quali sono le principali architetture invisibili che lo sostengono?

  • Una fiducia critica nel sistema attuale con proposte di cambiamento (economia, ecologia, democrazia, scienza)
  • Un bisogno di protezione e sicurezza da bilanciare con quello di libertà
  • La speranza che dopo la crisi saremo in grado di cambiare le attuali scelte politiche
  • La paura della pandemia e del virus
  • La paura della dominazione dei sistemi finanziari e oligarchici
  • La paura di narrazioni alternative che potrebbero minare la democrazia e preparare le basi all’estremismo (complottismo, estrema destra, gruppuscoli faziosi…)

Questa narrativa sposta la dualità su un altro livello: da una parte c’è il popolo e dall’altra coloro che sfruttano la propria posizione di dominazione o d’influenza per orientare la democrazia a proprio vantaggio. Si potrebbe considerare questa una variante della lettura della lotta di classe o degli interessi in conflitto.

La terza narrativa inserisce un cambio di paradigma nella griglia di lettura.

I punti chiave di questa lettura, che contiene diverse varianti, traggono origine dal sentimento di strumentalizzazione della crisi da parte dei governi che manipolano, usano e abusano della paura e della disinformazione, e rifiutano di rispondere a un certo numero di domande cruciali, prime tra cui :

  • L’origine del virus: questa lettura sottolinea la manifesta mancanza di volontà delle autorità di portare a termine le ricerche in proposito. L’ipotesi presa molto sul serio è quella di un virus sfuggito, o per alcuni, creato artificialmente in laboratorio.
  • La realtà della pandemia: i dati dei decessi per Covid, una volta combinati con quelli sulla crescita e l’invecchiamento naturali della popolazione, non mostrano alcun reale eccesso di mortalità. Nel peggiore dei casi, mostrano una mortalità più elevata con varie comorbidità per le popolazioni più anziane. I dati annunciati riflettono quindi un pregiudizio cognitivo che mira a dare importanza a determinati indicatori e ipotesi, al di fuori di ogni contesto reale.
  • La gestione medica della pandemia: l’incomprensibile e ingiustificata esclusione dei vari trattamenti medicinali validati fuori dalla Francia (Ivermectina, Idrossiclorochina, ecc.) mostra una volontà determinata per il vaccino a tutti i costi.
  • La vaccinazione Covid 19: inefficace (più si va avanti, più si conferma), pericolosa, non omologata, che presenta effetti collaterali mai visti nella storia recente e che trasforma gli uomini in cavie, con iniezioni regolari che rischiano di ripetersi nel tempo, tenuto conto delle varianti favorite dalla vaccinazione di massa.
  • Il contenuto dei vaccini: sconosciuto, con forti sospetti sulla terapia genica, che non offre alcuna garanzia scientificamente provata, e con la presenza di sostanze sospette, come ad esempio l’ossido di grafene che potrebbe attivarsi grazie a campi elettromagnetici di tipo 5G.
  • La gestione politica della pandemia instaura un regime autoritario, privando le libertà pubbliche e prepara il terreno per un progetto transumanista più globale con l’obiettivo di un ampio controllo delle popolazioni.

Questa storia, secondo me, riunisce chi è contro il pass sanitario, per la libertà di scelta del vaccino, ma anche chi è contro la vaccinazione in generale. Riunisce anche vari oppositori del sistema, cittadini o politici.

…e le principali architetture invisibili che lo sostengono?

  • Forte sfiducia nel sistema attuale con la sensazione che ci sia un desiderio orchestrato di prendere il controllo delle popolazioni, da parte di un’oligarchia finanziaria e industriale
  • Diffidenza verso una scienza unilaterale che funziona come una teologia, senza dibattito e con molteplici conflitti di interesse
  • Bisogno di libertà
  • La speranza che dopo la crisi potremo cambiare radicalmente di sistema politico basandoci su di una maggiore sovranità dei popoli
  • La paura del dominio dei sistemi finanziari e oligarchici
  • La paura del progetto transumanista mondiale.

Anche questa terza storia presenta un approccio duale, ma di natura diversa: da una parte c’è il male, con chi vuole la nostra rovina e ci controlla, dall’altra c’è il bene che si oppone al male.

Lasciamo qui il paradigma materialista delle due narrazioni precedenti, quella dei conservatori e quella dei progressisti, per una narrazione più apocalittica nel senso stretto del termine.

La quarta lettura è una variante della terza con collegamenti alla seconda. Riprende le domande rimaste senza risposta della storia precedente, ma dà un altro senso alla lotta tra il bene e il male andando oltre sulla questione della potenziale trasformazione delle nostre società dopo questa crisi.

Questa narrativa s’interroga sulle domande che restano senza risposta nella terza storia, senza necessariamente dare credito alle tesi del complotto, senza ritrovarsi né nelle appartenenze politiche di certi sostenitori della terza storia, ma ritenendo che l’assenza di dibattito scientifico, politico e democratico, nonché le derive autoritarie che si stanno verificando, bastano a mettere seriamente in dubbio le reali intenzioni dei nostri governi.

Questa lettura si concentra piuttosto sul momento speciale in cui si trova l’umanità, vettore di grandi possibilità di trasformazione.

Quali sono le principali architetture invisibili che lo sostengono?

  • L’umanità, e in generale tutti gli esseri viventi e l’universo, attraversano un momento di passaggio maggiore, in cammino verso una nuova dimensione che si deve ancora esprimere. Non siamo che alle premesse di un cambio d’epoca. Il virus e la sua comparsa, come le altre grandi sfide per l’umanità, sono uno dei mezzi che la Vita ci offre per (ri)svegliarci collettivamente e individualmente
  • La necessità di riscoprire chi siamo in quanto umanità, di reintegrare le nostre potenzialità e la nostra sovranità esistenziali, in particolare la nostra essenza che esiste su più livelli di coscienza
  • La speranza che questa crisi che ci riguarda tutti senza differenze, sia colta come un’opportunità; che essa ci permetta realmente di stabilire un altro rapporto con la Vita e promuovere la ricostruzione di sistemi sociali basati su una nuova consapevolezza
  • La paura del progetto transumanista, che avrebbe come conseguenza quella di mantenere l’umanità in un cammino che impedisce un’evoluzione della coscienza. Ma con uno sguardo che trasforma questo ostacolo in un’opportunità per gli esseri umani, quella di rivelare un progetto alternativo basato sulla trasformazione della nostra coscienza.

Questo approccio racchiude il precedente approccio duale, ma apre la prospettiva non duale di un’umanità che progredisce dall’ombra alla luce e si fende un nuovo passaggio, come una specie in mutazione.

Questa lettura riunisce persone da tempo impegnate in percorsi di trasformazione, il cui numero cresce di anno in anno, al di fuori di ogni ideologia o dottrina. Esse hanno preso coscienza che l’umanità non sarà in grado di risolvere gli immensi problemi che ci attendono, con lo stesso grado di consapevolezza che li ha creati. Queste persone, pur essendo aperte agli sviluppi tecnologici e scientifici, in particolare quelli degli approcci quantistici e post-materialisti, credono che le trasformazioni debbano basarsi soprattutto su una ridefinizione delle priorità della nostra civilizzazione, come l’essere, l’amore, la bellezza e la cooperazione con tutti i regni della Vita.

Questa narrazione, molto meno compresa delle precedenti e assente dalle altre vecchie categorie, riflette un movimento di fondo relativamente nuovo perché stabilisce una relazione inedita col mondo invisibile, la spiritualità e la scienza.

Queste 4 storie possono essere combinate per ognuno di noi in proporzioni diverse secondo i soggetti. Esse sono anche un riflesso del nostro dialogo interiore. Tutti abbiamo in noi anche una parte di conservatorismo, progressismo, manicheismo e saggezza non duale. Inoltre, molte persone non si ritrovano per il momento in nessuna di queste letture o non si sono ancora formate un’opinione.

  • Evolvere verso una democrazia interiore

Ognuna delle quattro storie propone una prospettiva diversa alla nostra traiettoria collettiva. Per molti aspetti, queste letture possono sembrare inconciliabili, tanto le ipotesi e gli elementi che le fondano, divergono. Tuttavia, se consideriamo queste quattro storie e le loro varianti come i colori della tavolozza delle reazioni umane di fronte a un grande cambiamento, esse ci danno le chiavi per evolvere collettivamente in maniera democratica.

La prima storia è una caricatura del bisogno di “non cambiare”, di stabilità e di paura di fronte all’incertezza e all’ignoto. Stigmatizza il bisogno di autorità, di stabilità e ci rassicura. Essa rappresenta quella parte di noi che ha bisogno di ordine e stabilità.

La seconda, pur rimanendo all’interno del paradigma della prima, porta con sé la possibilità di evoluzione del sistema. Ne costituisce un’evoluzione sistemica poiché prevede la possibilità di affrontare i problemi ampliando la griglia di lettura e gli orientamenti che determinano le politiche. Rappresenta quella parte di noi che vuole credere che altri mondi siano possibili.

La terza storia corrisponde al bisogno di ripristinare la verità e la giustizia in un mondo percepito come in decomposizione, basato su menzogne, ingiustizie e manipolazioni. Insiste anche sulla riconquista del potere di azione da parte di coloro che se ne sentono espropriati, e evidenzia le dimensioni morale, etica e di sovranità.

L’ultimo racconto propone come chiave la dimensione della trasformazione della coscienza. In un certo senso, esso integra le dinamiche precedenti ad un altro livello.

Di fronte a tutti i cambiamenti che l’umanità deve affrontare oggi, noi potremmo seguire un percorso basato sui bisogni principali espressi in ciascuna delle storie:

  • Sostenere il bisogno di stabilità e la paura dell’incertezza
  • Sviluppare analisi critiche della situazione e soluzioni sistemiche ai problemi
  • Reintrodurre la possibilità, per gli attori sociali, di agire sul sistema, di ritrovare dei valori e dare un senso allargato al progetto di trasformazione
  • Rimettere l’essere umano, in tutte le sue dimensioni, al centro delle trasformazioni.

Per il momento, siamo però abbastanza lontani da una visione che integri le quattro storie. Dovremmo prima cercare di capire, sentire e condividere ciò che sta accadendo.

2.1 Ascoltare, sentire, capire, prima di poter dialogare

Chi è sensibile al bene comune oggi deve preoccuparsi, piuttosto che lottare per veder vincere il proprio campo, di far in modo che queste diverse rappresentazioni dialoghino, per evitare la (già annunciata) rottura del tessuto sociale.

Per questo è più che urgente inventare uno spazio che permetta di ascoltare e rispettare le rappresentazioni, i bisogni, le paure e le speranze di ciascuna delle parti, in un approccio non-violento che rifletta ciò che diverse parti pensano, sentono e credono.

Questo primo passo sembra già estremamente difficile in quanto gli spiriti sono già abbondantemente accesi e le parti montate le une contro le altre, e (pare) senza via di ritorno.

Questo è l’esercizio è del dialogo interiore, in cui ognuno ascolta e sente ciò che il punto di vista dell’altro crea in sé. Ascoltando profondamente il punto di vista dell’altro, posso riconoscere ciò che mi irrita e mi dà fastidio: questo mi può portare anche ad iniziare un esame (che si potrà rivelare ricco) dei miei limiti, dei miei bisogni e delle mie zone di fragilità.

Per costruire un dialogo mi sembra utile capire ciò che avviene quando esprimiamo delle opinioni sulla base delle nostre convinzioni. Una convinzione si basa su sistemi di rappresentazione (ciò che è vero, giusto e buono per me e per il mondo) trasmessi dalla società, dalle discendenze familiari, ma anche dall’esperienza personale che si forgia nel tempo. Le radici di ogni nostra credenza si trovano ugualmente nella stessa parte inconscia in cui vivono le paure, i nostri bisogni (di riconoscimento, affetto, protezione, autonomia, ecc.), le nostre emozioni, le nostre speranze o disillusioni, ma anche quelle del retaggio dei nostri antenati o del mondo in cui viviamo.

I nostri sistemi di credenze sono quindi quelle architetture invisibili che guidano le nostre decisioni; sono essenziali per vivere e trovare un equilibrio nel mondo.

Sottolineo qui l’aspetto invisibile o inconscio per indicare che sotto una patina razionale, non siamo sempre molto lucidi, né per noi stessi e ancor meno per gli altri, su ciò che guida le nostre decisioni e le nostre scelte.

Quando entriamo in un vero dialogo, sono quindi questi mondi invisibili e inconsci che entrano in relazione. Dobbiamo sforzarci  il più possibile di fare luce queste zone sconosciute per evitare fraintendimenti, processi d’intenzione e divisioni.

Quanto più il dialogo, la condivisione di rappresentazioni, l’espressione delle paure e delle interpretazioni di ognuno, si realizzano, tanto più i rischi di confrontazioni  diminuiscono, alla ricerca di un nuovo consenso collettivo.

Proprio perché apre degli spazi interiori, questa preparazione al dibattito democratico ci permetterebbe di immaginare un modo tutto nuovo di prendere decisioni insieme e di fare democrazia.

2.2 Rinnovare il nostro modo di costruire il consenso

La capacità di una società di rinnovarsi senza violenza dipende dalla qualità del processo di costruzione del consenso tra i membri della società.

La constatazione ampiamente condivisa dell’esistenza di élites disconnesse dalla realtà e dell’impossibilità di apportare qualsiasi cambiamento alla folle corsa alla rovina del pianeta, testimoniano il fatto che attualmente la fabbrica del consenso è stata sostituita dalla fabbrica della propaganda.

Le scadenze elettorali, strumentalizzate nel breve termine, come pure le soluzioni già predisposte in anticipo, non consentono alla società civile di entrare in questo tipo di dialogo. I partiti politici e una buona parte dei corpi intermedi (sindacati ed associazioni), non hanno più la capacità di organizzarla.

Come riuscire, a breve, a far dialogare insieme le diverse letture della crisi sanitaria per costruire un nuovo consenso?

Dopo aver ascoltato, sentito e compreso le vicende reciproche, credo che sarà necessario scegliere ed esaminare i punti più controversi per far avanzare le rappresentazioni di ciascuna delle parti.

Dall’inizio di questa crisi, c’è stato un ostinato rifiuto di esplorare democraticamente i diversi punti di vista sulle ipotesi scientifiche che hanno sostenuto le decisioni politiche. Dall’inizio di questa crisi assistiamo cioè ad un rifiuto perentorio di ogni punto di vista che contraddica il resoconto ufficiale.

Dovremo necessariamente tornare su questi dibattiti che non hanno mai avuto luogo. Dovremo anche capire i meccanismi che hanno fatto sì che questi dibattiti non abbiano avuto luogo. Tutto ciò potrebbe essere attuato attraverso comitati cittadini indipendenti, come la Convenzione dei cittadini per il clima (in Francia), integrando però le dimensioni dei sistemi di credenze, delle emozioni e delle rappresentazioni. Questo approccio andrebbe nella direzione contraria a quella  dell’indottrinamento di parte e sarebbe il modo migliore per combattere teorie del complotto o  processi d’intenzione di ogni tipo.

Esteso al livello nazionale, grazie alla pratica e all’esperienza, questo processo consentirebbe un approccio del tutto nuovo al dibattito democratico: un dibattito necessario su numerose altre tematiche sulle quali dobbiamo cambiare radicalmente di opinione per assicurarci un futuro.

2.3. Immaginare il nostro futuro insieme

Dobbiamo progettare insieme il nostro futuro rimettendo in causa in modo pacifico e democratico le fondamenta della nostra società. L’unica buona notizia che ci viene dalle crisi che stiamo vivendo a ripetizione è che ormai una maggioranza di cittadini sembra convergere attorno al desiderio di cambiare radicalmente il modello di società.

Quanto più spazio si darà al processo democratico, tanto più facile sarà il passaggio a questo nuovo modello.

Quattro storie che sono quattro visioni del mondo, ma anche quattro spazi da esplorare quando si accompagnano i grandi cambiamenti.

Il nostro governo sembra aver scelto la via angusta del pensiero unico, della divisione e dell’imposizione forzata per imporre le sue opinioni. Ci sono però, e c’erano, altre opzioni. Sebbene non sia un compito piacevole, il mettere in discussione le motivazioni del governo farà parte del lavoro di ricostruzione che seguirà la grande crisi in cui stiamo entrando. Per il momento c’è da temere che questo atteggiamento non lasci altra scelta per una parte non trascurabile della popolazione, che la rivolta violenta (con le conseguenze che sappiamo), o la disobbedienza civile pacifica. A ciò si aggiunge un rischio di fuga in avanti verso la follia collettiva, un processo di cui non si conosce l’esito.

È questo il futuro oscuro che vogliamo? Come possono i democratici, consapevoli delle lezioni della storia, permettere che ciò accada? Dove sono i nostri « saggi », dal momento che coloro che ne portano il titolo hanno disertato il ruolo politico e morale che spettava loro, rispetto alla situazione? Poiché, come abbiamo capito, ciò che sta accadendo attualmente a proposito della crisi sanitaria, per la sua portata globale e per le sfide che incombono sul funzionamento delle nostre democrazie, va ben oltre il semplice dibattito di idee e impegna in modo sostenibile il futuro delle nostre società… I nostri politici e un numero importante di intellettuali restano muti o sbalorditi dal cambiamento di quadro concettuale, e sembrando non comprenderlo, mentre una parte significativa dei cittadini ha capito.

A breve termine, ognuno di noi potrà contribuire al processo di comprensione e al dibattito ascoltando serenamente le differenze, e rifiutandosi di cadere nei processi d’intenzioni e nella confusione.

Per sbloccare la situazione dovremo contare su di un ampio slancio umanista, tollerante, pacifico e determinato ad evitare il peggio, ma soprattutto a prepararsi al meglio : un grande progetto per gli anni a venire.

Se avete preso la briga di leggere questo articolo fino alla fine, ve ne ringrazio. Potreste evidentemente concludere che tutto ciò è molto bello, ma che l’urgenza richiede che una delle due parti vinca sull’altra o sulle altre. Avrete quindi scelto il partito della divisione e della separazione dell’umanità in diverse categorie.

Potreste invece essere divisi tra diverse letture, con la consapevolezza magari che ogni storia è in realtà un riflesso di una parte di voi stessi. Potreste quindi aiutare a creare dei ponti e favorire il dibattito, la riflessione, l’evoluzione dei punti di vista e l’analisi delle informazioni. Sapendo che se una sola di queste narrative prevalesse a discapito o a disprezzo delle altre, saremmo invece trascinati in un unico pensiero totalitario.

Dobbiamo creare qualcosa di nuovo. La questione non è più quella di avere nuove idee, esse già esistono. Si tratta di imparare a connettersi con noi stessi e con gli altri in un modo radicalmente diverso e con una consapevolezza allargata per aprire una nuova traiettoria all’avventura umana.

Systèmes de croyances et récits de temps de crise : un dialogue impossible ?

Voici un excellent article de mon ami Ivan Maltcheff, publié sur le site de Pressenza, International Press Agency: https://www.pressenza.com/fr/2021/09/systemes-de-croyances-et-recits-de-temps-de-crise-un-dialogue-impossible/

Ivan m’a donné l’autorisation de le traduire en italien et de le publier, ce que je vais faire ici dans ce blog. Car je pense que si nous sommes tous assez perdus dans nos certitudes par rapport à la question actuelle du pass et du vaccin, le danger le plus grand est la division… même au sein des groupes des copains militants, écologistes, acteurs du changement éducatif, au sein de nos familles, entre nos enfants et nos amis. Pour ne pas donner raison à la stratégie en cours, du séparer pour mieux régner, Ivan propose une voie inédite, qui rallie le cœur, l’esprit et l’intelligence.

A vous aussi de la partager pour que même les désaccords soient féconds et porteurs d’évolution!

Lettre à mes enfants

Être libre, ce n’est pas seulement se débarrasser de ses chaînes ; c’est vivre d’une façon qui respecte et renforce la liberté des autres.

Nelson Mandela

Chers enfants,

(désolée si je vous appelle de cette façon même maintenant que vous êtes grands et – j’espère pas – vaccinés, je fais comme mes parents pour qui à cinquante ans j’étais encore la « bimba »)…

Chers enfants si lointains mais si près de mon cœur, je sais que vous allez bien, nos réunions de famille virtuelles me le confirment : vous avez un travail, de quoi vous nourrir, un toit pour dormir, des amis et des amours pour vous tenir la main. Par contre, je ne sais pas si votre santé inclut toujours  aussi votre état intérieur, votre stabilité émotionnelle et mentale, car la mienne, comme celle de quelques millions d’autres personnes, a été mise à rude épreuve ces derniers temps.

Pour cela, permettez-moi quelques considérations, à commencer par des banalités (que vous pourrez toujours attribuer à mon manque de stabilité psychique actuelle, ou à une sénilité précoce, mais c’est ok…).

Dans les pays où nous vivons il n’y a pas de guerre (première banalité).

J’entends par là que notre sécurité physique n’est pas, pour le moment, menacée par des hordes de talibans aguerris ou par des bombes qui pleuvent du ciel. Il s’agit, en revanche, d’autres dangers plus subtils, qui nous demandent en tout cas une bonne dose de courage.

Vous êtes nés dans des pays en paix, dans une famille qui a pu vous offrir de l’affection et un foyer accueillant, vous avez voyagé et rencontré plein de gens exceptionnels, fréquenté des écoles aussi non violentes que possible (de cette recherche en particulier, j’en ai fait mon engagement personnel), vous avez été soignés, lors des vos rares maladies d’enfance, par des médecins respectueux de votre corps et de votre âme, et même nourris par une alimentation bio et naturelle. Bref, vous avez joui de nombreux privilèges. En tant que parents, en tant que mère (je parle pour moi), j’ai certainement fait des erreurs à cause de mon caractère (un peu trop) direct, mais de cela il a toujours été possible de parler et il le sera toujours, vous le savez.

Dans le climat de bien-être dans lequel vous avez baigné, vous n’avez jamais été confrontés aux défis auxquels ont dû faire face vos grands-parents nés pendant la guerre (deuxième banalité).

Moi non plus, par ailleurs. Mais de leur histoire, j’ai retenu l’émotion et les traces de douleur pour la perte d’une mère (cette grand-mère que je n’ai jamais connue), pour la pauvreté et le froid d’une maison sans fenêtres, pour la peur de cet avion allié qui volait à basse altitude dans la campagne toscane juste pour les effrayer, pour les bombardements des maisons des voisins ou la perte d’un ami mort jeune, plus ou moins au même âge que vous aujourd’hui.

J’ai senti et compris la leçon de leur courage, non pas de la réaction impulsive et inconsciente, mais de la vertu qui vient du cœur, qui en est une émanation directe : le courage conscient de dire non à tout cela, à la violence et à la guerre et au déni de l’autre dans sa personne, dans son intégrité physique mais aussi morale, éthique, affective, spirituelle. Le courage de dire oui à la liberté, et de reconstruire un pays meurtri par la guerre, de recommencer petit à petit, avec de la patience et beaucoup d’espoir pour « y arriver ».

J’ai grandi dans ce climat, mes parents et toute ma génération. C’étaient les années ’60 dont, avec la légèreté, on respirait aussi un certain espoir et une confiance de renaissance… Mais ce n’est pas des erreurs de cette époque dont je veux parler ici, ni du fait que les bases de cette renaissance ont été construites sur des fondements illusoires, comme la certitude que le capitalisme serait la solution aux problèmes de l’humanité, ou que les hydrocarbures étaient inépuisables et même respectueux de l’environnement !

C’est plutôt du courage dont je veux encore parler (et ce n’est pas une banalité).

Ce courage qui me semble manquer aujourd’hui, ce dont nous devons tous commencer à nous approvisionner en abondance pour vivre en humains. Vivre dans la dignité, mais surtout vivre en liberté. Dans le droit des libertés acquises et conquises par vos grands-parents – par vos grands-mères qui n’ont pu voter qu’après la guerre – mais aussi dans la reconnaissance de nouvelles libertés, comme le droit de choisir son éducation, d’être reconnu.e.s dans sa propre diversité sexuelle, et bien d’autres, pour lesquelles tant de gens – souvent des héros inconnus – ont donné leur vie au cours des soixante-dix dernières années de « paix ».

En Italie, nous avons la Constitution, la « plus belle du monde », comme l’appelle Benigni.[1] La aussi, il faut du courage pour vivre les valeurs exprimées dans les pages de ce texte!

Je parle de la Constitution italienne que je connais un peu mieux, aussi grâce aux cours donnés par cette enseignante (du même âge que mes parents) qui nous la lisait en s’essuyant les yeux avec émotion. Elle nous lisait ces mots altruistes, d’où se dégage un fort sens de la morale civique, ces mots inspirés par la vision grandiose de ces pères fondateurs, c’est-à-dire par l’idée d’un État fondé sur les droits et les devoirs du peuple. Des Droits humains, dont la nature dépasse la dimension politique de l’idée de citoyenneté, selon laquelle tout individu, même s’il n’est pas citoyen, a le droit d’être protégé. Des droits définis comme indérogeables et également garantis par les traités européens, dont chacun peut se prévaloir non seulement dans son propre pays de naissance.

Il faut du courage pour défendre cela aujourd’hui.

Car le monde dans lequel vous vivez actuellement, mes enfants, tourne en dérision ces droits qui nous semblaient inviolables. Comme celui déclaré à l’article 32 de la Constitution: « Nul ne peut être contraint à un traitement médical sauf par la loi. La loi ne peut en aucun cas violer les limites imposées par le respect de la personne humaine.»[2]

Ou, à l’article 3 sur le droit à l’intégrité de la personne de la Charte des droits fondamentaux de l’Union européenne, pour laquelle « Toute personne a droit à son intégrité physique et mentale » et dans le domaine de la médecine et de la biologie doit être particulièrement respecté, entre autres, « le consentement libre et éclairé de la personne concernée, selon les modalités définies par la loi ».[3]

Par rapport à ce qui se passe de grave aujourd’hui, à savoir l’imposition du vaccin (sous couvert d’un passeport sanitaire), j’en déduis donc que la loi ne peut imposer un médicament sans le consentement libre et éclairé de la personne, surtout dans le cas où il est encore au stade expérimental, comme c’est le cas. Mais ce qui est plus grave encore est surtout la mise en place des moyens de contrôle (comme le green pass et d’autres), qui sont des limitations arbitraires de notre liberté. Face à tout ça, nous sommes appelés à nous poser des questions éthiques fondamentales, questions auxquelles vous, enfants du bien-être, vous n’avez jamais été confrontés.

Et voici le point.

Il vous faudra vous armer de courage : celui de vos voix qui s’élèvent contre ces dérives, qui n’ont rien à voir avec la question de la santé car elles sont politiques. Le courage de choisir : d’une part une philosophie de vie fondée sur la réflexion et l’action (non violente !) où le débat contradictoire est considéré une richesse. De l’autre, une vie bien-pensante et consensuelle, dans la « normose » (c’est plutôt elle, la pandémie de siècle) que nous veut tous consentants et infantilisés par la peur (voir la terreur alimentée par les médias).

Vous devrez être unis en frères et sœurs de sang ou en simples citoyens du monde, à la recherche de nouvelles alliances et de joyeuses complicités avec ceux qui déjà s’organisent.[4]  Votre force sera de créer une réalité inédite, hors des sentiers battus, loin de l’arrogance des pouvoirs établis. C’est de ce courage au service de la justice, de la même vertu dont étaient faits les héros et héroïnes des mythes universels, ces chevaliers Jedi qui vous ont fait rêver dans la guerre des étoiles, qu’il vous faudra puiser mains et cœur ouverts, à profusion.

Attention, le courage n’est pas le contraire ni de la sagesse ni de la prudence, en effet la sagesse du courage est la prudence !

Cette même force non violente, mais obstinée, précise, claire comme celle de Gandhi face à l’arrogance colonisatrice : non, ça ne passera pas, non, je suis le seul à disposer de mon corps… Et tout comme Gandhi nous l’a appris, ce qui nous est proposé n’est pas de tuer l’autre ou de défier un pouvoir qui peut nous écraser par ses moyens infinis, la force brute et l’argent. Nous sommes par contre invités à l’entourer, ce pouvoir, à jouer avec sa propre énergie, à choisir comme des pratiquants de l’Aïkido, la voie de la concordance des énergies.

Dernier point : la prudence n’est même pas cette passivité à laquelle on risque de s’habituer lentement, insidieuse comme une vipère, sans s’en rendre compte (la même qui a conduit aux dictatures pour nous libérer desquelles, des millions de personnes se sont battues). C’est la force d’une non-violence active.

Réveillons-nous, réveillez ceux qui dorment autour de vous, vos jeunes amis qui n’ont pas encore ouverts les yeux. Avec ce courage éclairé, sage, actif, non violent et juste, agissons, agissez. Gardiens du Vivant, préparez avec joie le monde de paix que vous souhaitez pour vos enfants, une réalité dont vous serez les auteurs et dont moi, optimiste à outrance, je ne sais voir d’autre que la beauté infinie.

Votre mère, à vos cotés.


[1] https://www.facebook.com/watch/?v=162152581815669

[2] https://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf

[3] https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2018-01-16&atto.codiceRedazionale=18G00006&atto.articolo.numero=0&atto.articolo.sottoArticolo=1&atto.articolo.sottoArticolo1=10&qId=&tabID=0.9438621902698823&title=lbl.dettaglioAtto

[4] https://reinfocovid.fr/

Lettera ai miei figli

Essere liberi non significa solo
sbarazzarsi delle proprie catene,
ma vivere in un modo che rispetta
e valorizza la libertà degli altri.
Nelson Mandela

Cari ragazzi,

(scusate se vi chiamo così anche ora che siete grandi e – spero mai – vaccinati, io a cinquant’anni ero ancora la “bimba” per i miei genitori)…

cari ragazzi, tanto lontani ma tanto vicini al mio cuore, so che state bene, le nostre riunioni familiari virtuali me lo confermano : avete un lavoro, di che nutrirvi, un tetto per dormire, degli amici e degli amori per tenervi la mano. Non so invece se la vostra salute comprende anche il vostro stato interiore, la vostra stabilità emotiva e mentale, perché la mia, come quella di qualche milione di altre persone, è messa a dura prova in questi ultimi tempi.

Per questo permettetemi qualche considerazione, cominciando da delle banalità (attribuibili dunque alla mia poca stabilità psichica attuale, o alla senilità precoce, ma tant’è…).

Nei paesi in cui viviamo non c’è guerra (prima banalità).

Con ciò voglio dire che la nostra incolumità fisica non è, per il momento, minacciata da orde di talebani incarogniti o da bombe che piovono dal cielo. Ma lo è invece da altri pericoli, più subdoli, che ci domandano comunque una buona dose di coraggio.

Siete nati in paesi in pace, in una famiglia che ha potuto offrirvi affetto e agiatezza, in una casa accogliente, con viaggi e divertimenti, con scuole il più non-violente possibile (ne ho fatto il mio impegno personale, di questa ricerca), con cure mediche rispettose del vostro corpo e della vostra psiche, e persino una alimentazione biologica e naturale. Con tanti privilegi insomma. In quanto genitori, in quanto madre (parlo per me) ho senz’altro commesso degli errori dovuti al mio caratteraccio, ma di questo è sempre stato possibile parlare e sempre lo sarà, lo sapete.

Nel clima di benessere che ha caratterizzato la vostra infanzia, non siete mai stati confrontati alle sfide che hanno dovuto affrontare i vostri nonni nati durante la guerra (seconda banalità).

Neanch’io, per altro. Ma dei loro racconti ho ritenuto l’emozione e le tracce del dolore per la perdita di una madre (quella nonna che non ho mai conosciuto), per la povertà e il freddo di una casa senza più finestre, per la paura di quell’aereo alleato che si divertiva a spaventarli volando a bassa quota nella campagna toscana, per i bombardamenti delle case dei vicini, la perdita degli amici nel cuore della giovinezza, la stessa età che voi oggi, più o meno. Ho ritenuto e capito la lezione del loro coraggio, non quello incosciente della reazione impulsiva, ma quello che viene dal cuore, che ne è diretta emanazione: il coraggio consapevole di dire no a tutto ciò, alla violenza e alla guerra e alla negazione dell’altro nella sua persona, nella sua integrità fisica ma anche morale, etica, emotiva, spirituale. Il coraggio di dire sì alla libertà, e di ricostruire un paese uscito ferito dalla guerra, per ricominciare un po’ alla volta, con pazienza e tanta speranza di “farcela”.

Sono cresciuta in questo clima, condiviso da tutta la loro e la nostra generazione. Erano gli anni ’60 di cui insieme alla spensieratezza ho respirato, ripeto, anche una certa speranza e una fiducia di rinascita.

Non è degli errori però che voglio parlare qui, non del fatto che le basi di quella rinascita siano state costruite su fondazioni illusorie, come la certezza che il capitalismo sarebbe stata la soluzione a tutti i problemi dell’umanità, o che le gli idro-carburi sarebbero stati inesauribili e persino rispettosi dell’ambiente!

E’ del coraggio invece che voglio parlare (e questa non è una banalità).

Quello che sembra scarseggiare oggi, ma di cui dobbiamo tutti cominciare a rifornirci abbondantemente per vivere da umani. Vivere con dignità, ma soprattutto vivere in libertà. Nel diritto delle libertà acquisite e conquistate dai vostri nonni – e dalle vostre nonne le quali ebbero il diritto di voto solo nel dopoguerra- , ma anche nel riconoscimento di nuove libertà, come del diritto a scegliere la propria istruzione, quello di essere riconosciuti nella propria diversità sessuale, ed altri numerosi, per cui tanta gente – eroi spesso sconosciuti – ha dato la vita negli ultimi settant’anni di “pace”.

In Italia abbiamo la Costituzione, la “più bella del mondo”, come la chiama Benigni.[1] Ci vuole coraggio per vivere i valori espressi in quelle pagine.

Parlo della Costituzione italiana che conosco un po’ meglio, anche grazie alle lezioni fatte da quella professoressa (stessa età dei miei) che ce la leggeva alle medie asciugandosi gli occhi per l’emozione. Ci leggeva quelle parole altruiste, dalle quali trasuda un forte senso di moralità civile, ispirate da quei visionari dei padri fondatori, cioè dall’idea di uno stato basato sui diritti e i doveri della gente. Dei diritti inviolabili, i Diritti Umani, la cui natura va oltre la dimensione politica dell’idea di cittadinanza, per cui un individuo, pur non essendo cittadino, ha il diritto di essere protetto. Diritti definiti inderogabili e garantiti anche dai trattati europei, di cui ognuno può valersi dunque non solo nella propria nazione di nascita.

Ci vuole coraggio per difendere tutto ciò oggi.

Perché il mondo in cui vi trovate a vivere oggi, ragazzi miei, si fa beffe proprio di quei diritti che ci sembravano inviolabili, primo tra i quali quello espresso nell’articolo 32 della Costituzione che dice : « Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.»[2]

Oppure, nell’articolo 3 sul Diritto all’integrità della persona della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, per cui “Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica” e nell’ambito della medicina e della biologia deve essere in particolare rispettato, tra l’altro, “il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge”.[3]

Rispetto a ciò che di grave sta succedendo oggi, cioè all’imposizione del vaccino (sotto mentite spoglie di passaporto sanitario), ne deduco quindi che la legge non può imporre un farmaco senza il consenso libero e informato della persona, soprattutto nel caso in cui esso sia ancora in fase sperimentale, come è il caso. Ma ciò che è ancora più grave è l’introduzione dei mezzi di controllo (green pass e altre arbitrarie limitazioni della nostra libertà), di fronte alla quale siamo chiamati a farci delle domande etiche fondamentali, alle quali voi figli del benessere, non siete mai stati confrontati.

E qui viene il punto.

Bisognerà che vi armiate di coraggio: quello delle vostre voci che si alzano contro le attuali derive, che di sanitario hanno ben poco perché sono invece politiche.

Il coraggio di scegliere: tra una filosofia di vita basata sulla riflessione e l’azione (non-violenta), dove il dibattito contradittorio sia stimolato. O una vita da vivere nel giogo del ben pensare consensuale, nella “normosi” (quella sì, pandemia del secolo) che ci vuole tutti uguali, consenzienti e infantilizzati dalla paura (vedi il terrore alimentato dai media).

Dovrete imparare a stare ancora uniti come fratelli e sorelle di sangue o come semplici cittadini del mondo, a cercare nuove alleanze e gioiose complicità con chi si sta già organizzando.[4] La vostra forza sarà quella di creare una realtà inedita, fuori dai sentieri battuti, lontana dalle arroganze dei poteri istituiti. E’ da quel coraggio a servizio della giustizia, della stessa virtù di cui sono impastati gli eroi e le eroine dei miti universali, quei cavalieri Jedi che vi hanno fatto sognare nei racconti delle guerre stellari, che dovrete attingere, mani e cuore, a profusione.

Attenzione, il coraggio non è il contrario né della saggezza né della prudenza, anzi la saggezza del coraggio è la prudenza! Quella stessa forza non-violenta, ma ostinata, precisa, chiara come quella di Gandhi di fronte all’arroganza colonizzatrice, inamovibile, inderogabile : no, di qui non si passa, no, del mio corpo sono io solo a disporre… E proprio come Gandhi ci insegnato, non uccideremo l’altro né ci opporremo frontalmente ad un potere che per mezzi, forza bruta e denaro ci sovrasta senza misura. Dovremo invece imparare contornarlo, a giocare con la sua stessa energia, indossando le vesti dei praticanti di Aïkido, la via dell’armonia delle energie.

Un’ultima precisione: la prudenza non è neanche quella passività a cui lentamente, insidiosa come una vipera, senza che ce ne accorgiamo, rischiamo di abituarci (la stessa che ha portato alla dittatura per liberarci dalla quale, milioni di persone hanno combattuto). Questa è la forza di una non-violenza attiva.

Con coraggio illuminato, saggio, attivo, non-violento, giusto,  svegliamoci, svegliate chi dorme intorno a voi, apriamo gli occhi e agiamo, agite. Con gioia, guardiani della Vita, preparate il mondo che volete per i vostri figli, una realtà di cui voi sarete gli autori e che io, ottimista come sono, non so che vedere altro che bella.

Vostra madre, vicina.


[1] https://www.facebook.com/watch/?v=162152581815669

[2] https://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf

[3] https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2018-01-16&atto.codiceRedazionale=18G00006&atto.articolo.numero=0&atto.articolo.sottoArticolo=1&atto.articolo.sottoArticolo1=10&qId=&tabID=0.9438621902698823&title=lbl.dettaglioAtto

[4] https://reinfocovid.fr/ in Francia.

Nous pouvons changer le monde par l’éducation !

Dans le cadre du Sommet de l’éducation “Apprendre et grandir dans la joie” du 24 avril au 1° mai 2021, je vous propose mon webinar:

Nous pouvons changer le monde par l’éducation ! Exploration avec une globetrotteuse de l’éducation à la joie 🙂

le Samedi 24 avril 2021 (l’heure vous sera communiquée dès l’inscription)

Le Sommet de l’Éducation est un festival de découvertes, d’inspiration et de partage ! Nature, créativité, philosophie, coopération, CNV, projets, démocratie… Écoles innovantes pour tous, inspirations internationales, IEF, pédagogies alternatives.. 

Des outils et réflexions pour une enfance heureuse et des parents & enseignants détendus !

Des ateliers à partager avec vos enfants, des interviews, des témoignages… le tout, directement chez vous ! Une trentaine d’experts, enseignants, chercheurs, professionnels, au service de l’enfance. Pour vous. Pour eux. Pour demain.


Les 24 conférences et les ateliers seront diffusés GRATUITEMENT en ligne du 24 avril au 1er mai 2021. 3 conférences sont délivrées chaque jour, accessibles gratuitement pendant 48h, de même pour les ateliers, à raison d’un par jour.

C’est 100% en ligne, et c’est gratuit.

==> Réservez votre billet GRATUIT en cliquant ici 

Pourquoi cet événement ? 

Si vous rêvez de devenir un mentor inspirant, si vous rêvez d’enfants résilients et joyeux…si vous êtes parfois fatigué(e)s par un quotidien exigeant et l’impression de devoir en faire toujours plus… Parents, enseignants, éducateurs, thérapeutes, professionnels de l’enfance… Ce sommet est pour vous !

24 conférences et une semaine d’atelier pour :

  • S’outiller et vivre un quotidien joyeux
  • Faire des choix éclairés pour l’avenir de nos enfants
  • Trouver de la détente sur leur “réussite”
  • Découvrir des pédagogies et écoles innovantes

==> Découvrez le programme complet ici

Quand ? Du 24 avril au 1er mai. 

Je vous conseille de vous inscrire dès maintenant, cela ne prend que quelques instants et c’est gratuit. Ainsi vous pourrez prendre vos agendas et noter les dates des conférences et ateliers que vous ne voulez pas manquer. 
Vous recevrez une invitation pour le live d’ouverture (le 22 avril) avec plusieurs intervenants spécialistes de l’éducation
.

 Réservez ici votre billet GRATUIT !

Au cours de cette semaine de Sommet, vous découvrirez aussi :
Des témoignages et des lives, et bien sûr une communauté Facebook et Instagram pour échanger.

A très vite !

Les pédagogies alternatives : on décode !

Les pédagogies alternatives se sont beaucoup développées depuis quelques années et connaissent un pic de popularité. Mais comment s’y retrouver ? Comment savoir si c’est qu’on veut pour notre enfant ? Comment faire le tri dans tous ces courants ?

Pour avoir des réponses, ou du moins, commencer à réfléchir sur la possibilité d’éduquer différemment nos enfants, voici le podcast SchoolMouv auquel j’ai eu la chance de participer. Il s’agit d’un enregistrement à distance (en ce qui me concerne, vraiment à distance, donc la qualité n’était pas excellente ) sur le thème des pédagogies alternatives, en compagnie de Caroline Sost de Living School, de Marjorie, maman et orthophoniste qui pratique Montessori à la maison, et de Philippe Coste qui a animé ce débat passionnant!

Vous pouvez retrouver le résumé de cet épisode et poser vos questions sur https://leblog.schoolmouv.net

Bonne écoute sur : https://podcast.ausha.co/le-podcast-schoolmouv/les-pedagogies-alternatives-on-decode

OSONS L’ENTHOUSIASME! Coaching et métier d’enseignant

Comment savoir éduquer en accompagnant, devenir celui qui sait qu’il ne sait pas ?

Quand on parle d’accompagnement en éducation, on pense tout de suite aux dispositifs pédagogiques alloués et on oublie qu’on n’a pas le même public ; les enseignants se trouvent, alors, face à plusieurs défis, notamment le repérage des besoins des élèves.

« Le coaching est le métier de l’accompagnement du dialogue entre le client et son coach » on peut lire dans une des définitions du coaching. Qu’est-ce que donc ce métier, qu’il serait mieux appeler un art, partage avec celui de l’enseignant, de l’éducateur au sens large? Qu’est ce que l’enthousiasme enfin, qui est le thème de ce sommet, vient faire là-dedans ?

Beaucoup d’éléments rapprochent, je crois, ces « artistes » qui sont les coaches et les éducateurs, et dont les compétences devraient, j’en suis plus que convaincue, se compléter dans des formations communes (les enseignants notamment en gagneraient beaucoup !). Car la véritable question pour l’enseignant est celle de savoir éduquer en accompagnant, devenir celui qui sait qu’il ne sait pas… tout en sachant !

Que dire enfin de l’enthousiasme, cette « possession » divine qui nous traverse lorsque, accompagnés par ce coach inspirant ou guidés par cet enseignant aimant, nous contactons cette partie de vérité en nous, la nôtre, celle qui nous rend si uniques et si semblables aux autres ?

C’est à ce moment que l’enthousiasme touche la joie d’apprendre, de questionner, de créer… une joie de vivre dont les enfants sont les ambassadeurs en ce monde, mais l’on oublie au fur et à mesure qu’on avance dans les diplômes et l’âge.

La bonne nouvelle est que nous avons le pouvoir de la réveiller à chaque instant si nous en faisons le choix, même à l’école.

Je vous invite donc à voir et écouter ce dialogue entre moi et Sanaâ MIKOU, coach ICF et PCC, qui a organisé en décembre 2020 le premier Sommet du coaching marocain sur le thème « Osons l’enthousiasme! » :

www.insightcoaching.ma et www.coachingnews.ma

Youtube: https: //www.youtube.com/channel/UCqViH_CUG0FTJB8KBd1lmJA/

Sacrée forêt *

La forêt qui se reflète dans l’eau du fleuve Ogooué, Gabon

Cri de détresse, d’alarme… Elle crie, la forêt, et son cri est plus haut que l’aigle qui la survole, plus profond que les racines des ses arbres. Elle dit : « pour le temps qui m’est encore donné, je vous implore, qu’on arrête de me désosser, me dépouiller, de réduire en sang mes membres, de déraciner mes troncs millénaires, détruire la couronne sacrée de ma canopée ! ». Cri de détresse, mais aussi d’éveil pour ceux qui veulent et savent prêter l’oreille. Les mêmes qui, sur la pointe des pieds, le regard tourné vers les cimes, savent écouter le silence. C’est un silence feutré, presque ouaté, rompu selon une partition musicale parfaite, par les cris des oiseux forestiers cachés dans les branches inatteignables.

On rentre dans une forêt comme on rentre dans une cathédrale. Un temple sacré dont les piliers sont les ozigos, les okoumés ou les fromagers avec leurs troncs au diamètre éléphantesque qui abritent des cités de singes et des villages d’insectes.  Mais il y a danger. Par ici, le silence est interrompu par le bruit strident des pelleteuses déracinant ces géants millénaires pour faire place aux plantations des palmes à huile. Par là, les scies mutilent le bois pour charger des camions d’essences rares destinées aux meubles des riches. Ailleurs, le feu brule la forêt et, avec elle, ce sont des siècles de l’histoire de l’humanité qui s’en vont en fumée.

Alors qu’ils pleurent, le cri des arbres est muet pour ceux qui ne savent plus comment les entendre.  Ceux qui ont perdu la connaissance des nos ancêtres, le savoir millénaire dont les anciens nous parlent. Toutes les civilisations traditionnelles, des forêts pluviales d’Amérique du Nord à l’Amazonie, des bois des régions tempérées en Europe à la canopée tropicale, toutes elles se rejoignent dans une culture commune : celle du respect et de l’observance de rituels sacrés pour honorer et remercier les dieux qui vivent dans la forêt. Ces cultures savent que la nature des humains, et donc leur équilibre et leur santé, sont intimement liés à celle des arbres, des plantes, de la mer, de l’eau des rivières, du vent…

Dans une telle connaissance de la nature, comme celle qui vit encore au Gabon et dans toute l’Afrique centrale, le contact avec la forêt est direct. Vivre dans et avec la forêt demande à nous élever, nous encourage à être nous-mêmes, ne pas être un rouage dans une machine, mais à trouver notre propre unicité. Or c’est cette unicité que l’on est en train de perdre actuellement, par un rythme de plus en plus accéléré.

Les enfants sont les premiers a en payer les conséquences : tout comme dans les pays occidentaux, nous assistons à la naissance de générations nées « hors sol » aussi en Afrique, comme ces enfants de Libreville qui n’ont jamais mis les pieds dans la forêt, pourtant si proche.

Je suis la forêt

Dans l’Arboretum de Libreville, Gabon

L’arbre est le symbole de la vie, en perpétuelle évolution. En ascension vers le ciel, il symbolise la verticalité et incarne le cycle de l’évolution cosmique : vie, mort et régénération. Mais également le cycle de la vie humaine avec ses quatre saisons : naissance, jeunesse, maturité et vieillesse.

Par lui, tous les niveaux du cosmos communiquent intimement: les entrailles de ses racines souterraines dialoguent avec la terre où son tronc s’érige vers la lumière qui nourrit ses hauteurs. L’arbre « connaît » le langage entre la terre et le ciel. En ce sens, il nous sert de « passeur » entre ces deux dimensions : c’est pour cela que par lui, dans nos cultures traditionnelles, il est considéré comme le chemin vertical par lequel transitent ceux qui passent du visible à l’invisible. 

Les arbres et la forêt ont eu une grande place dans la vie des gardiennes de la tradition. En tant que femme, je suis une forêt. Tout comme elle, je produis, je donne la vie, je nourris, je porte la charge de ma progéniture. Mais aussi je soigne et je sauve des vies grâce à ses énergies. Ma connaissance vient d’elle. Femme initiée, j’ai pu découvrir quelques uns de ses secrets que je transmets avec amour aux générations nouvelles.

Dans ma lignée de connaissance féminine, je suis la forêt. Car ce sont les femmes qui savent mieux garder et perpétuer ses secrets. En totale symbiose avec elle, si la forêt se meurt, je meurs avec. Et avec moi mourront des milliers d’êtres vivants et des êtres invisibles s’éloigneront également. Peu nombreux sont ceux qui le savent, encore moins ceux qui le croient.

La question : qui es-tu ?

Pendant le rite de passage, l’initiée est placée devant un miroir. Un dernier regard à son ancienne identité avant de renaitre à la nouvelle.

« Qui es tu ? » me demande Grande Manou, ma Grande Mère africaine pendant mon initiation. « Qui es tu? » demande la forêt. Je suis le vent, la pluie, répond l’initié… je suis celui qui comprend le langage de la nature, je suis l’animal poursuivi par le chasseur, le hibou qui chante la nuit, je suis la rivière qui coule, je suis le caméléon qui change, la fleur qui s’épanouit au soleil, le crapaud qui coasse. Je suis la corne de l’antilope qui appelle et rassemble les humains autour du feu.  

« Qui es tu ? » on demandait à Socrate. Il répondait : « je ne sais pas » en créant la surprise dans l’interlocuteur qui lui, croyait tout savoir. Le proverbe africain dit : « celui qui sait, ne parle pas » : savoir qu’on ne sait rien, se taire, ou oser dire « je ne sais pas » sont ainsi des manifestations de grande sagesse universelle. Posée par la forêt, cette question me renvoie à ma propre humilité, à mon humus intérieur.

A mon niveau, je me permets d’ouvrir les portes de la connaissance, c’est une voie vers l’éveil. La rencontre avec les ancêtres se fait dans le temple et dans la forêt : ce sont les retrouvailles avec notre propre âme. La voie de l’âme amène à l’invisible et, à son tour, le monde invisible nous conduit à nous rencontrer dans nos profondeurs.

Tout comme dans la forêt, les dimensions du souterrain, de la terre et de la lumière, se rencontrent dans ce parcours d’union et d’accueil. La forêt veille sur moi et sur nous : elle nous aime.  

  • Ce texte est ma contribution au livre (en cour de publication) de Rose Bernadette Rebienot, Grande Prêtresse Mpongwé du Djembé et du Mabanji féminin. Elle est une grande initiatrice du Bwiti Dissumba. Elle vit à Libreville, au village d’Oyenano qu’elle a elle-même créé avec sa communauté.