Lettera ai miei figli

Essere liberi non significa solo
sbarazzarsi delle proprie catene,
ma vivere in un modo che rispetta
e valorizza la libertà degli altri.
Nelson Mandela

Cari ragazzi,

(scusate se vi chiamo così anche ora che siete grandi e – spero mai – vaccinati, io a cinquant’anni ero ancora la “bimba” per i miei genitori)…

cari ragazzi, tanto lontani ma tanto vicini al mio cuore, so che state bene, le nostre riunioni familiari virtuali me lo confermano : avete un lavoro, di che nutrirvi, un tetto per dormire, degli amici e degli amori per tenervi la mano. Non so invece se la vostra salute comprende anche il vostro stato interiore, la vostra stabilità emotiva e mentale, perché la mia, come quella di qualche milione di altre persone, è messa a dura prova in questi ultimi tempi.

Per questo permettetemi qualche considerazione, cominciando da delle banalità (attribuibili dunque alla mia poca stabilità psichica attuale, o alla senilità precoce, ma tant’è…).

Nei paesi in cui viviamo non c’è guerra (prima banalità).

Con ciò voglio dire che la nostra incolumità fisica non è, per il momento, minacciata da orde di talebani incarogniti o da bombe che piovono dal cielo. Ma lo è invece da altri pericoli, più subdoli, che ci domandano comunque una buona dose di coraggio.

Siete nati in paesi in pace, in una famiglia che ha potuto offrirvi affetto e agiatezza, in una casa accogliente, con viaggi e divertimenti, con scuole il più non-violente possibile (ne ho fatto il mio impegno personale, di questa ricerca), con cure mediche rispettose del vostro corpo e della vostra psiche, e persino una alimentazione biologica e naturale. Con tanti privilegi insomma. In quanto genitori, in quanto madre (parlo per me) ho senz’altro commesso degli errori dovuti al mio caratteraccio, ma di questo è sempre stato possibile parlare e sempre lo sarà, lo sapete.

Nel clima di benessere che ha caratterizzato la vostra infanzia, non siete mai stati confrontati alle sfide che hanno dovuto affrontare i vostri nonni nati durante la guerra (seconda banalità).

Neanch’io, per altro. Ma dei loro racconti ho ritenuto l’emozione e le tracce del dolore per la perdita di una madre (quella nonna che non ho mai conosciuto), per la povertà e il freddo di una casa senza più finestre, per la paura di quell’aereo alleato che si divertiva a spaventarli volando a bassa quota nella campagna toscana, per i bombardamenti delle case dei vicini, la perdita degli amici nel cuore della giovinezza, la stessa età che voi oggi, più o meno. Ho ritenuto e capito la lezione del loro coraggio, non quello incosciente della reazione impulsiva, ma quello che viene dal cuore, che ne è diretta emanazione: il coraggio consapevole di dire no a tutto ciò, alla violenza e alla guerra e alla negazione dell’altro nella sua persona, nella sua integrità fisica ma anche morale, etica, emotiva, spirituale. Il coraggio di dire sì alla libertà, e di ricostruire un paese uscito ferito dalla guerra, per ricominciare un po’ alla volta, con pazienza e tanta speranza di “farcela”.

Sono cresciuta in questo clima, condiviso da tutta la loro e la nostra generazione. Erano gli anni ’60 di cui insieme alla spensieratezza ho respirato, ripeto, anche una certa speranza e una fiducia di rinascita.

Non è degli errori però che voglio parlare qui, non del fatto che le basi di quella rinascita siano state costruite su fondazioni illusorie, come la certezza che il capitalismo sarebbe stata la soluzione a tutti i problemi dell’umanità, o che le gli idro-carburi sarebbero stati inesauribili e persino rispettosi dell’ambiente!

E’ del coraggio invece che voglio parlare (e questa non è una banalità).

Quello che sembra scarseggiare oggi, ma di cui dobbiamo tutti cominciare a rifornirci abbondantemente per vivere da umani. Vivere con dignità, ma soprattutto vivere in libertà. Nel diritto delle libertà acquisite e conquistate dai vostri nonni – e dalle vostre nonne le quali ebbero il diritto di voto solo nel dopoguerra- , ma anche nel riconoscimento di nuove libertà, come del diritto a scegliere la propria istruzione, quello di essere riconosciuti nella propria diversità sessuale, ed altri numerosi, per cui tanta gente – eroi spesso sconosciuti – ha dato la vita negli ultimi settant’anni di “pace”.

In Italia abbiamo la Costituzione, la “più bella del mondo”, come la chiama Benigni.[1] Ci vuole coraggio per vivere i valori espressi in quelle pagine.

Parlo della Costituzione italiana che conosco un po’ meglio, anche grazie alle lezioni fatte da quella professoressa (stessa età dei miei) che ce la leggeva alle medie asciugandosi gli occhi per l’emozione. Ci leggeva quelle parole altruiste, dalle quali trasuda un forte senso di moralità civile, ispirate da quei visionari dei padri fondatori, cioè dall’idea di uno stato basato sui diritti e i doveri della gente. Dei diritti inviolabili, i Diritti Umani, la cui natura va oltre la dimensione politica dell’idea di cittadinanza, per cui un individuo, pur non essendo cittadino, ha il diritto di essere protetto. Diritti definiti inderogabili e garantiti anche dai trattati europei, di cui ognuno può valersi dunque non solo nella propria nazione di nascita.

Ci vuole coraggio per difendere tutto ciò oggi.

Perché il mondo in cui vi trovate a vivere oggi, ragazzi miei, si fa beffe proprio di quei diritti che ci sembravano inviolabili, primo tra i quali quello espresso nell’articolo 32 della Costituzione che dice : « Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.»[2]

Oppure, nell’articolo 3 sul Diritto all’integrità della persona della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, per cui “Ogni persona ha diritto alla propria integrità fisica e psichica” e nell’ambito della medicina e della biologia deve essere in particolare rispettato, tra l’altro, “il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge”.[3]

Rispetto a ciò che di grave sta succedendo oggi, cioè all’imposizione del vaccino (sotto mentite spoglie di passaporto sanitario), ne deduco quindi che la legge non può imporre un farmaco senza il consenso libero e informato della persona, soprattutto nel caso in cui esso sia ancora in fase sperimentale, come è il caso. Ma ciò che è ancora più grave è l’introduzione dei mezzi di controllo (green pass e altre arbitrarie limitazioni della nostra libertà), di fronte alla quale siamo chiamati a farci delle domande etiche fondamentali, alle quali voi figli del benessere, non siete mai stati confrontati.

E qui viene il punto.

Bisognerà che vi armiate di coraggio: quello delle vostre voci che si alzano contro le attuali derive, che di sanitario hanno ben poco perché sono invece politiche.

Il coraggio di scegliere: tra una filosofia di vita basata sulla riflessione e l’azione (non-violenta), dove il dibattito contradittorio sia stimolato. O una vita da vivere nel giogo del ben pensare consensuale, nella “normosi” (quella sì, pandemia del secolo) che ci vuole tutti uguali, consenzienti e infantilizzati dalla paura (vedi il terrore alimentato dai media).

Dovrete imparare a stare ancora uniti come fratelli e sorelle di sangue o come semplici cittadini del mondo, a cercare nuove alleanze e gioiose complicità con chi si sta già organizzando.[4] La vostra forza sarà quella di creare una realtà inedita, fuori dai sentieri battuti, lontana dalle arroganze dei poteri istituiti. E’ da quel coraggio a servizio della giustizia, della stessa virtù di cui sono impastati gli eroi e le eroine dei miti universali, quei cavalieri Jedi che vi hanno fatto sognare nei racconti delle guerre stellari, che dovrete attingere, mani e cuore, a profusione.

Attenzione, il coraggio non è il contrario né della saggezza né della prudenza, anzi la saggezza del coraggio è la prudenza! Quella stessa forza non-violenta, ma ostinata, precisa, chiara come quella di Gandhi di fronte all’arroganza colonizzatrice, inamovibile, inderogabile : no, di qui non si passa, no, del mio corpo sono io solo a disporre… E proprio come Gandhi ci insegnato, non uccideremo l’altro né ci opporremo frontalmente ad un potere che per mezzi, forza bruta e denaro ci sovrasta senza misura. Dovremo invece imparare contornarlo, a giocare con la sua stessa energia, indossando le vesti dei praticanti di Aïkido, la via dell’armonia delle energie.

Un’ultima precisione: la prudenza non è neanche quella passività a cui lentamente, insidiosa come una vipera, senza che ce ne accorgiamo, rischiamo di abituarci (la stessa che ha portato alla dittatura per liberarci dalla quale, milioni di persone hanno combattuto). Questa è la forza di una non-violenza attiva.

Con coraggio illuminato, saggio, attivo, non-violento, giusto,  svegliamoci, svegliate chi dorme intorno a voi, apriamo gli occhi e agiamo, agite. Con gioia, guardiani della Vita, preparate il mondo che volete per i vostri figli, una realtà di cui voi sarete gli autori e che io, ottimista come sono, non so che vedere altro che bella.

Vostra madre, vicina.


[1] https://www.facebook.com/watch/?v=162152581815669

[2] https://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf

[3] https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2018-01-16&atto.codiceRedazionale=18G00006&atto.articolo.numero=0&atto.articolo.sottoArticolo=1&atto.articolo.sottoArticolo1=10&qId=&tabID=0.9438621902698823&title=lbl.dettaglioAtto

[4] https://reinfocovid.fr/ in Francia.

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