Auroville 2020 (preparando il 2046…)

Vista sul Matrimandir e la foresta di Auroville, il giorno di Pasqua 2020

Conosco, un po’, Auroville per averci soggiornato parecchie volte, l’ultima al momento della pandemia di Covid 19, tra marzo e maggio 2020. Il destino ha voluto che mi trovassi a passare il periodo di confinamento planetario in uno dei luoghi che amo di più al mondo, quello in cui vengo per rinvigorire la mia anima e la mia mente. Ed è così che ho scoperto un’altra Auroville.

Ho probabilmente vissuto ciò che, in modo visionario, Debora ha descritto come l’inizio del periodo di collasso della nostra civiltà, il gigante Golia dell’impero occidentale colpito da una fionda del piccolo David – Coronavirus. In Auroville 2046,* lei lo descrive come quello, molto più caotico, che preparerà lo spettacolare esodo degli abitanti della città, alla ricerca di una nuova “Arte di abitare la Terra”.

“Eccoci qui. Ci siamo”, ci preveniva, in modo altrettanto visionario, la scrittrice ambientalista Fred Vargas nel 2008, un testo riascoltato in quei giorni di confinamento anche ad Auroville.[1] Sì, credo anch’io, questa volta ci siamo davvero. Siamo all’alba di quella che lei chiama “la Terza Rivoluzione” il cui colossale programma è “senza voler offendere un termine caduto in disuso, essere uniti. Con i vicini, con l’Europa, con il mondo ” dice Fred. Un ambizioso programma anche per Auroville, la città dell’aurora, che fonda la sua Carta proprio sulla solidarietà attraverso l’unità umana.

L’Auroville del 2020 si sta forse preparando a diventare la città del 2046 così come descritta da Debora, la realizzazione del sogno dei cinquantamila abitanti voluto da Mirra Alfassa, la Madre.[2] Per me, il punto non è solo questo. Ma è piuttosto nella capacità che questo progetto umano ha di continuare ad esistere oggi, spinto dall’inspiegabile e sorprendente forza  che lo ha fondato nel 1968, la stessa sulla quale potrà contare per il suo sviluppo futuro, nel 2046 e oltre. È un’energia che sfugge a qualsiasi logica di comprensione umana, data (e se venite ad Auroville lo sentirete subito) dalla forza spirituale, sopra-mentale, che anima questo progetto. La medesima forza che sostiene la mia irrazionale ma ferma certezza: sì, un altro mondo è possibile e realizzabile per coloro che lo vogliono.

“Come sta rispondendo Auroville alla pandemia?” tanti amici mi hanno chiesto. Come è vissuto lì, questo periodo di trasmutazione? Essere al centro di un progetto nato per sperimentare la trasformazione interna ed esterna rende le persone diverse, speciali, più spirituali, più consapevoli? Mi dispiace non poter rispondere a queste parole perché questi due mesi sono stati per me prima di tutto un’avventura interiore. Ciò che comunque ho potuto osservare è la diversità delle reazioni degli Aurovilliani: su 3000 abitanti, 3000 reazioni diverse…

Perché nulla ha risparmiato Auroville 2020 dalla massa di domande, commenti, reazioni responsabili o comportamenti ribelli, a volte sostenute da ipotesi di cospirazione, le stesse che hanno scosso l’intero pianeta. Come tutti. E come quella fortunata minoranza che ne ha avuto l’opportunità, ho l’impressione che l’occasione sia stata anche per Auroville di cogliere questo periodo come un momento di riconnessione a se stessi, di meditazione interiore. Ma anche di riconnessione agli altri, negli atti di solidarietà che gli Aurovilliani hanno realizzato per venire incontro ai villaggi vicini (e, allo stesso tempo, per aiutare la sottoscritta, obbligata come lo sono stata al privilegio di un confinamento in un posto simile, grazie!).

La Terza Rivoluzione, quella del cuore, ha bisogno di un tempo d’incubazione necessario perché ci si possa rimboccare le maniche e costruire, non solo in India ma ovunque sul pianeta, l’Auroville del 2046: scoprire i bisogni di chi ti è vicino, unirsi, mangiare prodotti locali, risparmiare acqua, energia, dare un nuovo significato alle nostre azioni, tornare alle origini… Un tempo che risuona con la missione di evoluzione di Auroville, quella vivere la spiritualità nella materia, trasformare il piombo quotidiano e le nostre miserie, seccature e problemi, in oro, il nostro oro. E poiché, come dice bene Debora, nulla è normale, com’era normale una volta, ad Auroville come altrove “niente ci impedisce di ballare di nuovo la sera, non è incompatibile”![3]

* Auroville 2046 è un racconto che Débora Nunes e Pressenza mettono a disposizione dei lettori in 4 lingue (spagnolo, portoghese, francese e inglese). Da leggere e condividere.


[1]   Testo originale in francese « Nous y voilà, nous y sommes ! » http://www.yvesmichel.org/nous-y-voila-nous-y-sommes-texte-de-fred-vargas

[2]   Oppure no ! Personalmente – e non intendo con ciò aggiungere confusione al conflitto tra i “pro” Master Plan e i “contro” degli ambientalisti che gli si oppongono – mi chiedo come si riuscirà a contenere così tanta gente in perimetro così piccolo …

[3] Nous y voilà, nous y sommes ! Vedi la nota 1.

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